

non solo don camillo
La difficoltà nell’attribuirgli la definizione di intellettuale “civile” è comprensibile solo se la si confonde con quella di intellettuale “militante” oppure “organico”. Guareschi non ha mai la tentazione di vestire questi panni per trasformarsi in un agit-prop con la scusa dell’ “impegno”: sia per onestà, tant’è che aiuta la Dc agli esordi e l’abbandona quando potrebbe passare alla cassa; sia perché è schierato, ma non discriminatorio; sia, soprattutto, perché non si pone né sotto il potere né sopra le masse. È sempre vicino alla gente, alle persone, ai lettori.

Guareschi non è solo Don Camillo, è un intellettuale civile.
"Sono un uomo comune e quindi mi pare, parlando di me e dei miei, di fare un po’ la storia dei milioni di uomini comuni che con la loro assennata mediocrità tengono in piedi la baracca di questo mondo"

LE APERTURE DA DESTRA

Da un lato afferma: “Non è la società che mi respinge, sono io che respingo la società”. Dall’altro, i figli ricordano che “negli ultimi anni era un uomo solo: non lo faceva lavorare più nessuno”. I segni di solidarietà concreti e sinceri arrivano soltanto
dagli amici di sempre: Vittorio Buttafava, Michele Intaglietta della Gazzetta dell’Emilia, Carletto Manzoni, Baldassarre Molossi, Nino Nutrizio, Enzo Tortora; Alessandro Minardi chiama il maestro al Giornale di Bergamo; Edilio Rusconi gli offre di scrivere su Gente; poi ci sono le aperture da destra di Mario Tedeschi del Borghese e Franz Turchi del Secolo d’Italia
ULTIMA OPERA EDITA IN VITA
Concetti già soggiacenti alla provincialità campestre del Mondo piccolo e alla Favola di Natale, in età matura, assurgono a fulcro della visione guareschiana. E vengono letterariamente sublimati nella seconda favola di Giovannino: «La calda estate del Pestifero» ultima opera edita in vita e, in tal senso, suo testamento spirituale.
Gigino Pestifero e i bambini protagonisti della storia fuggono dalla città, rifugiandosi in una villa abbandonata dove sono testimoni di un furto e, grazie alla loro innocenza, riescono a vedere moglie e figlio del proprietario, morti anni prima

UN VERO SCRITTORE POPOLARE […] MESSO IN DISPARTE DA MOLTA CRITICA
Non solo la politica degli anni del dopoguerra, aspra di scontri che non hanno risparmiato GG, ha fatto schermo a una vera conoscenza di questo autore. È opinione largamente condivisa, infatti, che i molteplici aspetti dello scrittore

siano stati messi in ombra dal successo straordinario della saga di Don Camillo e Peppone, successo che gli ha impedito di occupare il posto che gli spetta nella storia nella cultura del secolo scorso

italia provvisoria
Album del dopoguerra

“Dopo la guerra non viene subito la pace” è l’incipit dell’Italia provvisoria, in cui descrive il Paese postbellico, devastato materialmente e moralmente, con un auspicio: “Domani ce ne vergogneremo, e allora avremo ritrovato la nostra dignità di uomini civili e sarà la pace”
«Avendo scarsissima fiducia in se stesso, l’italiano per sentirsi qualcuno ha bisogno di essere “anti” qualcosa»
«È finita la guerra, ma non abbiamo la pace. Il nuovo mondo ha alla base la vendetta […] La vendetta si è sostituita alla Giustizia»
Giovannino Guareschi

E quanto spesso la sua narrativa e il suo giornalismo anticipino i tempi di qualche decennio, proponendoci contenuti, idee, spunti, provocazioni che oggi non sono soltanto attuali come ieri: lo sono di più


