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Superficie di carta testurizzata
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L'internato 6865

"Io la servo facendo la guardia alla mia dignità di italiano" - GG

Quando la sua caserma viene circondata dai tedeschi, con gli altri ufficiali, rifiuta la collaborazione con nazisti e Rsi, sceglie di restare fedele alla parola data come “soldato del Regio Esercito” e di finire nei lager.

Superficie di carta testurizzata

Comincia così a combattere una guerra senza armi ma non meno rischiosa, tanto che su 650 mila cosiddetti Imi, gli Internati militari italiani, i morti saranno circa 50 mila. Diventa un “resistente bianco”, il numero 6865, compiendo un calvario che si protrae dal settembre 1943 all’aprile 1945, passando per vari campi di concentramento di Germania e Polonia: Bremerworde, Sandbostel, Czestochowa, Benjaminovo e Wietzendorf.

La storia è semplice, eppure i prigionieri accolgono la messa in scena con grande consolazione. “Noi pensavamo alle cose più umili della vita consueta come a meravigliosi beni perduti”, spiega l’autore, “per questo uomini maturi trovarono naturale che io raccontassi loro una favola”.

Meravigliosi beni perduti

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Una guerra senza armi

«Lo debbo rivedere, il mio bambino: il primo dovere di un padre è quello di non lasciare orfani i suoi figli. Lo rivedrò. Non muoio neanche

se mi ammazzano."

-GG

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Comincia così a combattere una guerra senza armi ma non meno rischiosa, tanto che su 650 mila cosiddetti Imi, gli Internati militari italiani, i morti saranno circa 50 mila. Diventa un “resistente bianco”, il numero 6865, compiendo un calvario che si protrae dal settembre 1943 all’aprile 1945, passando per vari campi di concentramento di Germania e Polonia: Bremerworde, Sandbostel, Czestochowa, Benjaminovo e Wietzendorf.

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L’internamento resta una tappa cruciale, sia nell’esperienza personale di Giovannino e dei suoi commilitoni sia nel quadro storico, come una delle “resistenze dimenticate” che abbiamo il dovere di far conoscere

Questi soldati e ufficiali costituirono di fatto la prima “Resistenza” italiana: una resistenza non combattente ma fondamentale per le sorti della guerra in Italia, poiché il loro mancato apporto fu determinante per sottrarre risorse ai nazi-fascisti, con i quali pochissimi accettarono di arruolarsi, nonostante le durissime condizioni di vita subite nel campo di concentramento

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La prima “Resistenza” italiana

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