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Superficie di carta testurizzata
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L'internato 6865

L'IMPEGNO CIVILE, CULTURALE E MORALE DI GUARESCHI DOPO L'8 SETTEMBRE 1943.

L'esperienza dell'internamento segna profondamente la vita e la maturazione umana di Giovannino Guareschi. Dopo l'8 settembre 1943, infatti, lo scrittore viene catturato dai tedeschi e deportato nei lager nazisti come IMI, ovvero Internato Militare Italiano. È in questo contesto drammatico che nasce una delle pagine più importanti del suo impegno civile, culturale e morale.

Superficie di carta testurizzata

Nei lunghi mesi di prigionia, Guareschi non perde mai la capacità di sostenere gli altri attraverso l'ironia, la parola e la forza dello spirito. All'interno dei campi di prigionia diventa infatti un vero punto di riferimento umano e morale per molti compagni internati, aiutandoli a resistere alla fame, alla paura e alla disperazione quotidiana

Per mantenere vivo il morale degli internati, Guareschi inventa attività ricreative, racconti, momenti teatrali e scritti capaci di restituire speranza e umanità a uomini privati della libertà. È proprio durante la prigionia che realizza una delle sue opere più intense e poetiche: la Favola di Natale, un racconto profondamente umano che unisce nostalgia, fede, memoria e desiderio di libertà.

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ATTIVITÀ, RACCONTI, SPERANZA

LEADER SPIRITUALE E MORALE

DEGLI IMI

UN MOTTO CHE DIVENTA

UN SIMBOLO

Da questa esperienza nasce anche uno dei suoi motti più celebri:

"Non muoio neanche

se mi ammazzano."

Una frase che sintetizza perfettamente la sua volontà di non arrendersi, di difendere la dignità umana anche nelle condizioni più estreme e di opporsi moralmente alla violenza e alla sopraffazione.

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Per questo motivo gli IMI rappresentano ancora oggi una delle più importanti forme di resistenza morale della storia italiana: una scelta silenziosa ma eroica, fatta di dignità, sacrificio e coerenza. E Guareschi, con la sua testimonianza e i suoi scritti, ne è diventato una delle voci più autentiche e significative.

Attraverso la vicenda personale di Guareschi è possibile comprendere meglio la storia dei circa 650 mila militari italiani che dissero "NO" alla collaborazione con il nazismo e con la Repubblica Sociale Italiana. Ufficiali e soldati che, pur sapendo di andare incontro alla deportazione e a durissime condizioni di prigionia,  rifiutarono di continuare a combattere al fianco dei tedeschi.

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QUELLI CHE HANNO DETTO "NO!"

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Image by Albert Stoynov
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