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CANDIDO

Satira politica e battaglia civile

Al ritorno dal lager, Angelo Rizzoli propone a Giovannino Guareschi quello che diventerà soprattutto il suo giornale: Candido. Più che un semplice settimanale satirico, è una svolta rispetto all’umorismo anteguerra e diventa uno dei luoghi centrali del dibattito politico e culturale italiano del dopoguerra.
Con una redazione ricchissima di firme e collaboratori, Candido si afferma come un grande successo editoriale, capace di raggiungere centinaia di migliaia di copie e di influenzare milioni di lettori. Nelle sue pagine, Guareschi unisce ironia, polemica e indipendenza di giudizio, trasformando il giornale in una voce riconoscibile, scomoda e decisiva nel racconto dell’Italia del suo tempo. Proprio su Candido, nel dicembre 1946, nasce quasi per caso anche il mondo di Don Camillo e Peppone.

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Candido dà a lettori ed elettori indicazione di voto per la monarchia, nella convinzione che il sovrano sia l’arbitro e il simbolo di continuità indispensabile all’Italia divisa del dopoguerra.

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Dopo la sconfitta referendaria, pubblica una vignetta con re Umberto II sulla nave che lo porta in esilio, salutato dallo stormo dei suoi dieci milioni di voti.

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1946: Guareschi, cuore monarchico

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"Io rimango qui, condannato al mio dovere di padre e di cittadino», spiega rassegnato in «Addio, Giovannino»: «Ci dividiamo, Giovannino: tu nel regno delle ombre, sotto la vecchia bandiera; io nella repubblica dei sopravvissuti sotto la nuova bandiera. Un giorno arriverà la liberazione e ci ritroveremo insieme nel regno dei cieli

"Per ragioni storiche, per ragioni sentimentali, per ragioni pratiche. Per me, un Presidente di Repubblica è sempre una persona espressa da un partito e non riuscirò mai a considerarlo al di sopra delle parti […] Non potrò mai ascoltare la sua voce come quella della Patria" - GG

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In quelle cruciali elezioni GG, insieme all’Azione cattolica e ai Comitati civici di Luigi Gedda, che vi impegnano ben trecentomila militanti, è uno dei principali artefici della vittoria della Democrazia cristiana. E dunque della democrazia. Che, in particolare, sostiene realizzando due celeberrimi manifesti

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1948: Qui succede un '48

"Con quel voto, in senso neanche troppo metaforico, gli italiani devono impedire ai cosacchi di far abbeverare i cavalli alle fontane di San Pietro" - M. Ferrazzoli

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